Una crema di ceci che veste la pasta. In questa ricetta i ceci non restano interi nel piatto, ma vengono in parte frullati con rosmarino e olio fino a diventare una crema vellutata, che insieme allo zafferano crea un condimento profumato per la pasta. Il Bimby fa tutto: frulla i ceci, prepara il brodo profumato, cuoce la pasta direttamente nel condimento. Stavamo cercando qualche ricetta per iniziare a portare in tavola piatti caldi e confortevoli: l’abbiamo trovata sui social, testata, ed è semplice ma nutriente e saporita.
Pasta cremosa con ceci e zafferano con il Bimby
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Ingredienti:
Cosa ci occorre per la pasta ceci e zafferano
- 630 g acqua totali
- 320 g pasta secca
- 230 g ceci bianchi lessi
- 30 g olio extravergine d’oliva
- 2 bustine di zafferano in polvere
- 2 cucchiaini di sale
- 2 rametti di rosmarino fresco solo gli aghi lavati e asciugati
Istruzioni:
Come preparare la pasta cremosa con ceci e zafferano con il Bimby
- Scolare i ceci dal liquido di conservazione, se si usano quelli in barattolo. Tenere da parte 30 g di ceci interi per completare il piatto, se si vuole una consistenza più varia.
- Lavare il rosmarino, asciugarlo bene e prelevare solo gli aghi.
- Inserire nel boccale i ceci e il rosmarino, poi versare anche l’olio extravergine d’oliva e 100 g di acqua. Azionare il Bimby per frullare per 6 secondi a velocità 7.
- Al termine, spatolare tutto verso il fondo.
- Versare l’acqua restante, poi salare e unire anche lo zafferano. Scaldare per 8 minuti a 100°C, velocità 1.
- Aggiungere la pasta e cuocere per il tempo indicato sulla confezione, a 100°C, antiorario, velocità Soft.
- Controllare la consistenza negli ultimi minuti: il fondo deve restare cremoso, non asciutto. Se serve, aggiungere poca acqua calda.
- Servire subito, aggiungendo i ceci tenuti da parte in superficie.

Pasta e ceci: il piatto povero che ha sfamato l’Italia
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Pasta e ceci è uno di quei piatti che raccontano la storia dell’Italia più della cucina raffinata: un piatto povero, umile, che per secoli ha sfamato le famiglie che di ricchezza ne avevano poca. Dietro un abbinamento così semplice c’è una vicenda lunga e importante, quella del rapporto tra gli italiani e i legumi.
Per secoli, la carne è stata un lusso. Nelle case contadine e popolari, che erano la stragrande maggioranza, la carne si vedeva raramente: la domenica, le feste, quando andava bene. Il resto del tempo, le proteine arrivavano da un’altra fonte, molto più accessibile: i legumi. Ceci, fagioli, lenticchie, fave: questi erano la “carne dei poveri”, l’espressione stessa con cui venivano chiamati.
L’abbinamento con la pasta (o con il pane, o con i cereali) non era casuale. Legumi e cereali, mangiati insieme, si completano dal punto di vista delle proteine: l’uno fornisce gli aminoacidi che mancano all’altro, creando un profilo proteico completo, paragonabile a quello della carne.
Allora non si conosceva la biochimica come oggi, ma le famiglie avevano capito, per esperienza e tradizione, che pasta e legumi insieme “nutrivano” e saziavano. Questi piatti erano anche economici e “a lunga conservazione”. I legumi secchi si conservavano per mesi, la pasta pure, e con pochi soldi si portava in tavola un pasto sostanzioso.

